C'era una volta (e c'è ancora) il sacco nero


C'era una volta il sacco nero per i rifiuti. Era davvero l'emblema dell'immondizia italiana. Tutto si metteva dentro il grande sacco nero poi passavo gli spazzini (ora operatori ecologici) e lo portavano in discarica.

Le discariche però non erano un problema. Nessuno, se non addetto ai lavori, si preoccupava di quante fossero, come fossero e quanti rifiuti potessero contenere. Occasionalmente capitava, magari passando lungo un'autostrada o una tangenziale, di imbattersi in quelle strane (e piuttosto puzzolenti) montagne di rifiuti ammassati ricoperti di terra, di misteriosi camini fumanti, di autocarri in movimento e, soprattutto, di tanti uccelli che cercavano di approfittare di tutto quel ben di Dio.

Adesso i sacchi neri ci sono ancora ma stanno lentamente sparendo o, comunque diminuendo. Ora ci sono i sacchi colorati. Un colore per ogni tipo di rifiuto, gialli, rossi, verdi, grigi, azzurri ... chi più ne ha più ne metta.

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