Prevarranno i civili sugli incivili?

Il messaggio è chiaro. Da una parte le persone civili e gli operatori ecologici, dall'altra le persone incivili che non rispettano l'isola ecologica.


Qualche dubbio c'è ma l'autore sembra essere sicuro del prevalere del bene comune.


Maledetto Tetrapak!

Ma dove va messo questo benedetto (ammettiamolo è utilissimo) ma anche maledetto (è composto di troppi elementi diversi) Tetrapak?

La risposta non è semplice. La raccolta differenziata si è evoluta negli anni così come i macchinari che la trattano ma il Tetrapak non sembra seguire un percorso univoco. 

D'altrocanto sono da smaltire la parte cartacea centrale, la pellicola di plastica che ricopre la carta (il tappo quando c'è spero sia implicito che vada separato) e la pellicola argentata che spesso, ma non sempre, si trova all'interno.

Sembra che i comuni principali ed i grandi consorzi abbiano optato per farlo mettere nella raccolta differenziata della carta (magari dopo averlo sciacquato) ma non è così per tutti.

Tetrapak nella carta per Ancona, Torino, Napoli, Roma, Venezia, Cagliari, Milano e Palermo.

Già a Lecco le cose si complicano, il Tetrapak va messo nel sacco viola del multimateriale (che non è  lo stesso dell'indifferenziato). Il Consorzio SEI (Alto Toscana Sud) lo fa mettere con plastica, alluminio e poliaccoppiati ma a Prato e Carrara va nella carta, in Garfagnana direttamente nell'indifferenziato.

Paese che vai racolta differenziata che trovi.

I cassonetti d'arte

La spazzatura è spesso soggetto od oggetto dell'arte contemporanea tanto da creare un vero e proprio filone specifico definito, nel 1961 dal critico Lawrence Alloway, Junk Art. Nel 2015, in occasione di della mostra Plastic Days al Museo Fico di Torino, l'artista Anita Molinero ha creato, in collaborazione con l'Amiat (Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino), una serie di sculture site-specific con cassonetti della spazzatura dell'azienda.

Anita Molinero - Cassonetti Amiat - Arte

E' interessante come i cassonetti della Molinero, con la loro plastica sciolta, in fondo non siano che la riproposizione artisticamente una situazione non troppo inconsueta nelle strade di molte delle nostre città. 

Anita Molinero - Cassonetti Amiat - Arte


Non sono un vespasiano per cani

Ed in effetti questo bidone per i rifiuti di una via di Genova non è un vespasiano per cani. La comunicazione, in prima persona, rivolta dal bidone, suppongo, più che agli amici animali ai loro padroni umani, è molto chiaro.

Non sono un vespasiano per cani

Non è detto però che gli umani sappiano leggere... forse potrebbero farlo i cani. Spesso più educati di chi li accompagna.

Non mettere nell'indifferenziata parti anatomiche

Posso capire che questo sia il cestino di un ospedale e che pertanto possa prevedere anche qualche rifiuto particolare. Si trova però in un'area comune, assolutamente aperta al pubblico, non in una zona di ricovero o di cura ma semplicemente in una sala d'attesa.

Cestino ospedale

Proprio per questo ho trovato abbastanza impressionante l'elenco dei rifiuti che si possono mettere ma assolutamente sconvolgente la lista di quelli da non mettere. Ne cito un paio tra i tanti: "Parti anatomiche riconoscibili e non riconoscibili"; "Rifiuti radioattivi".

Parti anatomiche riconoscibili e non riconoscibili

Forse non bisogna dare per scontato che alcuni rifiuti non vadano messi in determinati cestini visto che viene espressamente spiegato.

Cestini per la droga

Può apparire bizzarro ma sembra che in Australia e Stati Uniti i cestini per la droga (drug amnesty bin) stiano avendo qualche risultato. La polizia ne sistema alcuni prima degli ingressi ai concerti ed agli venti "a rischio" accompagnati dalla  fondamentale precisazione: No Questions Asked.


Chi arriva con stupefacinti e sostanze illegali può depositarli nel cestino prima di dover affrontare i controlli della polizia senza incorrere in alcuna sanzione.


La decisione di utlizzarli è nata dopo la morte di alcuni ragazzi che, spaventati dalla vista della polizia e dal rischio di essere arrestati, avevano ingerito tutte le sostenze in loro possesso.


Questioni di interpretazione (e di necessità)



Non c'è dubbio che due persone abbiano avuto, in merito alla scarpa della prima foto, una diversa interpretazione sul valore del rifiuto. La prima persona la considerava certamente "rifiuto non recuperabile" mentre la seconda, che è passata a distanza di poche ore, deve averla ritenuta assolutamente riciclabile, anzi, riutilizzabile nella sua funzione originaria.

Quanto ci sia la crisi economica dietro a tutto ciò non lo so. Mi auguro però che ci fosse anche la seconda scarpa del paio.